Coltivare il riso: tecniche, gestione dell’acqua e sostenibilità

La coltivazione del riso è una pratica agricola complessa e affascinante, che si articola in quattro fasi principali: la sistemazione dei terreni, la semina, la fioritura e la maturazione, alla quale segue la raccolta.

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    La coltivazione del riso è una pratica agricola complessa e affascinante, che si articola in quattro fasi principali: la sistemazione dei terreni, la semina, la fioritura e la maturazione, alla quale segue la raccolta.

    La gestione dell’acqua, che culmina nella spettacolare sommersione delle risaie primaverile, è da sempre un elemento distintivo di questa coltura. L’acqua deve essere introdotta lentamente per prevenire l’erosione e la rimozione delle giovani piantine, ma deve anche defluire rapidamente quando è necessario “mettere in asciutta” la risaia.

    Durante la sommersione, un flusso lento e costante è vitale per garantire l’ossigeno necessario alla germinazione e per contrastare la formazione di sostanze in decomposizione. L’agricoltore deve quindi esercitare una sorveglianza continua e interventi rapidi per regolare il bilancio idrico.

     

    Evoluzione nella gestione della sommersione e della semina

    Storicamente, la risicoltura (come praticata ad esempio dalle “mondine” fino agli anni ’60) prevedeva sommersioni massive, con livelli d’acqua di circa 20 cm. Oggi, la tendenza è verso un livello ridotto, attestato sui 5 cm, che permette all’acqua di scaldarsi più efficacemente e favorisce un ricambio continuo.

    Parallelamente, sono cambiate le tecniche di semina:

    • Semina tradizionale: Fino agli anni ’60, le piantine venivano prima cresciute in semenzai per poi essere trapiantate in risaia.
    • Sommersione pre-semina: Dagli anni ’60, si è diffusa la semina diretta nelle camere di risaia, già allagate da pochi centimetri d’acqua, subito dopo l’allagamento in aprile.
    • La “falsa semina”: Affermatasi dagli anni ’90, questa tecnica prevede una sommersione temporanea (senza semina di riso) per stimolare la germinazione dell’infestante chiave, il riso Crodo. Successivamente, l’asciutta e l’eliminazione dell’infestante permettono una semina di riso “tardiva” (ai primi di maggio) con un vantaggio significativo.
    • Semina in asciutta (o semina interrata a file): Diffusa nell’ultimo decennio, questa tecnica prevede la semina sul terreno asciutto. Il vantaggio principale risiede nel maggiore ancoraggio delle piantine. Successivamente, la sommersione viene sostituita da frequenti irrigazioni turnate fino all’estate, quando la gestione idrica è più critica.

     

    Fasi di sviluppo e volano termico

    Il seme del riso germoglia solo in condizioni termiche e di ossigenazione ottimali (massime di 28°C30°C e minime di 10°C12°C. Un grande vantaggio della sommersione è la sua funzione di “volano termico”, che stabilizza la temperatura della risaia e protegge la coltura dalle escursioni termiche notturne.

    In primavera, avviene l’accestimento, la formazione di germogli e radici secondarie (40-70 giorni dalla germinazione). In estate, la risaia entra in levata e si conclude con la fioritura (tra fine luglio e inizio agosto), dove la temperatura ideale si attesta sui 30°C. Segue la fase di maturazione, in cui l’ovario si trasforma in cariosside, accumulando sostanze nutritive fino al raggiungimento della consistenza vitrea e del taglio, tra inizio settembre e inizio novembre.

     

    Sfide agronomiche e sostenibilità

    Per favorire la crescita sono essenziali una concimazione equilibrata e, soprattutto, una lotta continua alle erbe infestanti come il riso Crodo e i Giavoni.

    L’agricoltura moderna si sta muovendo verso la sostenibilità:

    • Precision Farming: L’introduzione di fitofarmaci mirati e tecniche di “precision farming” ha permesso una costante riduzione nell’utilizzo di concimi e diserbanti.
    • Lotta Integrata e Biologica: I nemici più diffusi come il Brusone (causato dal fungo Pyricularia oryzae) vengono gestiti con tecniche preventive basate su bollettini e irrorazioni mirate. Nella coltivazione biologica, si recuperano tecniche del passato (come l’uso di strigliatrici per estirpare le malerbe) in combinazione con l’innovazione (nuove varietà a taglia bassa più resistenti). I trattamenti si avvalgono di prodotti naturali come concimi organici, insetticidi non chimici e acidi naturali (es. l’acido pelargonico).

    Questa evoluzione verso pratiche più attente all’ambiente è dimostrata anche dal naturale ripopolamento della risaia con la fauna tipica, dagli aironi alle rane, segno di un ecosistema agricolo più equilibrato.

     

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